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8月3日 Cosa resta di Roma09· Nomi e cognomi dei medagliati azzurri: Beatrice Adelizzi, Tania Cagnotto, Valerio Cleri, Francesca Dallapè, Alessia Filippi, Martina Grimaldi, Federica Pellegrini, Federica Vitale. · I 90 centesimi che hanno privato i fratelli Marconi del bronzo nel sincro 3 metri. · I salti giù, su e definitivamente giù dal podio di Valerio Cleri nella 10 km: forse un bronzo scippato, ma l’impresa nella 25 ha fatto dimenticare tutto. · Le nove medaglie di legno conquistate dall’Italia. Tante, troppe. E alcune (vedi i due punti precedenti) bruciano ancora parecchio. · Il primo, storico podio nel nuoto sincronizzato italiano. La specialità (solo libero) non fa parte del programma olimpico, ma Adelizzi e compagne lasciano ben sperare per il futuro. · L’ennesima conferma dei tuffatori e, soprattutto, delle tuffatrici azzurre. La Cagnotto sta scrivendo la storia italiana di questa disciplina e, in coppia con la Dallapè, forma una coppia seconda solo alle inarrivabili cinesi; Sacchin e Dell’Uomo non erano in grande forma, ma meritano fiducia, e il giovanissimo (14 anni) Chiarabini promette benissimo. · Il fallimento di Setterosa e Settebello, rispettivamente nono e undicesimo (unica disciplina, la pallanuoto, nella quale non siamo riusciti ad andare a medaglia). Il Mondiale in casa si doveva sfruttare diversamente, è ovvio. Nonostante il piazzamento peggiore, forse è andata meglio agli uomini, che sono stati eliminati con onore dalla Serbia poi medaglia d’oro. Accontentiamoci. · Le tre medaglie e i due quarti posto nel nuoto di fondo, segno di una Nazionale davvero in salute. · Il difficile giudizio da dare al nostro nuoto in vasca, salvato dalle imprese di Pellegrini e Filippi. Con tre ori e un bronzo non possiamo lamentarci, anche se il numero di medaglie forse è un po’ ridotto rispetto alle attese. Sono mancati Terrin nei 50 rana e Marin nei 400 misti (più Facci nei 200 rana, che merita un discorso a parte). Sicuramente il settore femminile è più in salute, anche se con talenti come Federica e Alessia è fin troppo facile dirlo. · La classe, la potenza e…l’arroganza di Federica Pellegrini. Ha dominato 200 e 400 sl, è la più forte nuotatrice azzurra di tutti i tempi e forse la migliore in circolazione in assoluto, ma la sua presunzione supera qualsiasi record del mondo. Sostenere che «sono l’atleta (non nuotatrice, atleta…! ndr) italiana più forte di tutti i tempi» è assolutamente fuori luogo, per tre motivi: 1. Vezzali e Compagnoni hanno vinto tre ori olimpici in tre edizioni diverse, la Belmondo è quella che ha conquistato più medaglie ai Giochi (10)…a Fede forse manca un po’ di conoscenza di storia dello sport azzurro; 2. la frase della Pellegrini non corrisponde alla realtà, ma anche se fosse (e comunque è sempre azzardato fare paragoni, visto che si tratta di sport diversi in anni diversi), non è certo lei a doverlo dire; 3. un po’ di rispetto per chi ha fatto la storia del nostro sport dovrebbe sempre esserci, senza dimenticare che poi Belmondo e Compagnoni hanno vinto di tutto mantenendo intatta la loro semplicità…proprio quella che manca a Federica. Ancora più irritante quando, in diretta Rai, la Pellegrini ha praticamente detto che non può fare tutto da sola nella staffetta. Ennesima considerazione quantomeno evitabile, anche qui per 3 motivi: 1. a dare giudizi ci sono i tecnici apposta. Lei deve solo pensare a nuotare. Punto; 2. è giusto che Federica vada più forte che può, senza lamentarsi se le compagne sono quattro seconde più lente (peraltro, la Spagnolo era ampiamente giustificata visto che era reduce dalla maturità, con ovvie lacune nella preparazione ai Mondiali); 3. i panni sporchi si lavano in casa, non al microfono dell’amica Elisabetta Caporale. Vogliamo poi parlare della sua coerenza nel posare senza veli per un calendario e nel salutare il Papa poche settimane dopo? No, meglio di no dai… · L’eleganza in vasca di Alessia Filippi, talento innato che ha messo a segno un’incredibile rimonta nei 1500. Anche lei ha la sindrome del parlare un po’ troppo di sé, ma almeno non è né presuntuosa né arrogante. L’ha detto anche “Mr. Semplicità” Lapo Elkann: «Preferisco la Filippi alla Pellegrini, è una sportiva in tutti i sensi». Se la frase viene da uno come lui, significa che la Pellegrini deve proprio scendere dal piedistallo. · La discutibile dichirazione del presidente Fin Paolo Barelli, che in relazione ai fischi degli spettatori nei confronti dei giudici i quali, secondo il pubblico, avevano sfavorito i nostri tuffatori (proteste peraltro puntualmente frenate da Giorgio Cagnotto) si è permesso di dire: «Ben vengano i fischi. Significa che abbiamo portato ai Mondiali anche persone non abituate ad assistere a queste discipline». Mah…personalmente preferisco vedere sugli spalti dieci persone, ma competenti, che migliaia, ma abituate alla “civiltà” delle partite di calcio. · La riconoscenza verso i “grandi vecchi” della nostra Nazionale. Non sono arrivate né medaglie né finali (a parte due staffette), ma non si dovrà mai smettere di ringraziare gente come Rosolino, Brembilla, Boggiatto e Magnini. Se il nuoto è diventato uno sport di punta in Italia è soprattutto grazie a loro (e a Domenico Fioravanti). · Silvia Di Pietro, Ilaria Scarcella, Edoardo Giorgetti, giovani e giovanissimi (la Di Pietro e la Scarcella sono del ’93…!) del nuoto azzurro attesi a grandi risultati nei prossimi anni. Speriamo. · La spavalderia di Loris Facci, che dopo batterie e semifinali aveva strabiliato, sia in vasca che al microfono. A sentirlo parlare, una sua medaglia nei 200 rana sarebbe potuta arrivare, ma il giallo del costume brucia ancora. Restano tanti dubbi sulla sua decisione di cambiare indumento proprio per la gara più importante dell’anno. Da 2’08” (con promesse di 2’07”) a 2’10”, il cronometro parla chiaro. Peccato. · Il tedesco Thomas Lurz, all’ennesima doppietta iridata nel nuoto di fondo (5 e 10 km). Un ritorno al successo dopo la delusione nell’appuntamento più importante, quello olimpico. Unico oro che gli manca per completare una carriera stratosferica. · Paul Biedermann, tedesco pure lui, capace di fare doppietta 200-400 sl con record del mondo annessi (praticamente, una Pellegrini al maschile) e di battere fior di avversari, tra i quali un certo Michael Phelps. · La divina Guo Jingjing. Semplicemente perfetta. · La rabbia agonistica di Michael Phelps. Da paura l’urlo con il quale ha “accolto” il successo nei 100 farfalla, la gara delle gare (per lui) per effetto della rivalità con il serbo Cavic. Dopo i dubbi di Pechino, una vittoria netta grazia a una strepitosa rimonta. In non perfetta forma, a Roma09 il “kid” di Baltimora ha saputo conquistare cinque ori e un argento. Che dire di più? 14 ori olimpici e 21 mondiali. Il più vincente nuotatore di tutti i tempi (lui sì), ma ovviamente non si è mai permesso di dirlo… · Le piscine del Foro Italico gremite solo in occasione delle finali del nuoto o di gare che vedevano protagonisti gli italiani. Complice la prematura eliminazione delle nostre Nazionali, il centrale del tennis prestato alla pallanuoto è stato quasi sempre desolatamente vuoto. In un Paese sportivo dominato dal calcio, non c’è da stupirsi. Purtroppo. · Il cinese Zhang, scippato di una medaglia nel trampolino tre metri a causa di giudici esageratamente (ed incredibilmente) severi con lui. Nei tuffi la Cina non ha dominato come a Pechino, ma è cresciuta molto nel nuoto. Il secondo posto nel medagliere, con lo stesso numero di ori e di podi degli Stati Uniti, parla chiaro: ormai i cinesi sono forti dappertutto. · Le prime medaglie mondiali (un oro, un argento e un bronzo) del nuotatore americano Eric Shanteau. A Pechino aveva gareggiato nonostante avesse ricevuto da poco la notizia di avere un cancro. Tornato in America, si è curato ed è tornato più forte di prima. Tanto di cappello. · I 100 sl femminili, in vasca e sul podio. Atlete che hanno dato dimostrazione del vero significato dello sport, al di là dei risultati. «Sono orgogliosa di aver sfidato queste sette splendide ragazze» ha dichiarato la vincitrice, la tedesca Britta Steffen (che poi ha conquistato anche i 50), al termine della gara. Baci e abbracci con l’amica-rivale Lisbeth Lenton (bronzo) e un podio, completato dall’inglese Halsall, mai così festante. Prendere esempio, Miss Pellegrini. · Le lacrime sul podio di Felipe Franca Silva e Cesar Cielo Filho (l’uomo più veloce del mondo: sua la doppietta nei 50 e nei 100 sl). L’ennesima dimostrazione che i brasiliani, quando vincono, sanno commuovere più di tutti. · I due quarti posti e, soprattutto, la chicca di Federico Colbertaldo: «Per andare sul podio dovrei fidanzarmi con Marin»…impagabile Scienzy!
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