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Dio esiste e non sei tu, quindi rilassati!

Paolo Candeloro

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aspirante giornalista in attesa di fare la popstar!!!
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October 08

Metti a Cassano

Rassegniamoci. A meno di cataclismi (tradotti in infortuni, che peraltro nessuno si augura, ad altri attaccanti) o di maestose sollevazioni popolari, Cassano non andrà al Mondiale. Ed è un peccato, perché FantAntonio è il giocatore più talentuoso che abbiamo. Difficile far cambiare idea a Lippi: probabilmente, neanche con 30 gol o 60 assist in stagione (numeri a caso). «Questione di equilibri», afferma il nostro ct. Ma di che tipo?

Caratterialmente, Cassano è cambiato e migliorato molto. Ha messo, come si suol dire, la testa a posto. In campo è sorridente, non risponde alle provocazioni, se non con le sue fantastiche giocate. Eppure, Lippi non lo vede proprio. Il problema, quindi, non è comportamentale, ma prettamente tecnico. Proviamo a spiegarlo.

Il commissario tecnico azzurro ha un’idea di gioco (e di uomini: li ha già scelti quasi tutti) ben precisa. La prima opzione è il 4-4-2, con due punte di ruolo: una forte fisicamente (Iaquinta, Gilardino, Amauri se arriverà ‘sto benedetto passaporto), l’altra veloce e piuttosto tecnica (Rossi, Quagliarella, Di Natale, magari Pazzini). La seconda è il 4-3-3, con una punta centrale (Gila, Amauri, forse anche Rossi o Pazzini) e due ali, almeno una delle quali pronta al sacrificio difensivo (Iaquinta e Pepe in primis). E’ da questi otto nomi (l’ennesimo “miracolo Del Piero” stavolta è improbabile) che Lippi sceglierà i sei attaccanti da portare in Sudafrica. Per i fantasisti puri, purtroppo, non c’è spazio. Sono questi gli equilibri di cui il nostro ct parla. Cassano è un ibrido, non lo si può rinchiudere in moduli troppo rigidi come quelli di Lippi. Ad ogni modo, è difficile biasimare il ct campione del mondo in carica. Le sue decisioni sono coerenti con la logica e il lavoro iniziati oltre un anno fa. Spiace a tutti, ma è così.

Detto questo, il Mondiale non lo vinceremo, con o senza Cassano. Raramente ci siamo affidati a un giocatore solo per vincere qualcosa, a maggior ragione in questo periodo. La chiave per fare bene resterà il gruppo. Sarà soddisfacente arrivare, magari in scioltezza, ai quarti (alla faccia di chi considera un fallimento uscire ai rigori con la Spagna: unica squadra a non aver perso dai futuri campioni d’Europa), e conquistare le semifinali rappresenterà un ottimo risultato. Difficile sperare di più. Con o senza FantAntonio.
September 15

Calabria 09

Quando si va in vacanza, o ci si prende qualche giorno di ferie, si dice spesso che l’importante non è la meta, ma la compagnia. Vero, verissimo. Così può capitare che ci si possa ricaricare con sole 72 ore di “stacco” dalla vita quotidiana. Merito del matrimonio di un tuo caro amico, dei suoi/tuoi amici, dei suoi parenti e di un’atmosfera semplicemente diversa.

Ma non è tutto qui. Ho trovato la Calabria proprio come me l’aspettavo. Forse perché sono nato a Napoli, e il Sud un minimo lo conosco, ma mi è sembrato di conoscere quelle terre da sempre. Con le sue straordinarie bellezze e le sue evidenti contraddizioni. In cinque/dieci minuti di macchina puoi passare, tra virgolette, dall’inferno al paradiso. Da paesaggi brulli, con la vegetazione lasciata al proprio destino o, spesso e volentieri, bruciata, a scorci incantevoli di un mare semplicemente meraviglioso. E allo stesso modo si può parlare delle città: vialoni immensi e anonimi e, subito dopo, piazzette o stradine a dir poco deliziose. E ancora, la squisitezza del cibo calabrese, l’incredibile fascino delle sue ragazze e la sua commovente ospitalità. E probabilmente scriverei le stesse cose anche di ritorno da un viaggio in Sicilia, Campania o Puglia, raccontando il bello e il brutto del Sud. Un bello e un brutto che, alla fine, è impossibile non amare.
August 03

Cosa resta di Roma09

·        Nomi e cognomi dei medagliati azzurri: Beatrice Adelizzi, Tania Cagnotto, Valerio Cleri, Francesca Dallapè, Alessia Filippi, Martina Grimaldi, Federica Pellegrini, Federica Vitale.

·        I 90 centesimi che hanno privato i fratelli Marconi del bronzo nel sincro 3 metri.

·        I salti giù, su e definitivamente giù dal podio di Valerio Cleri nella 10 km: forse un bronzo scippato, ma l’impresa nella 25 ha fatto dimenticare tutto.

·        Le nove medaglie di legno conquistate dall’Italia. Tante, troppe. E alcune (vedi i due punti precedenti) bruciano ancora parecchio.

·        Il primo, storico podio nel nuoto sincronizzato italiano. La specialità (solo libero) non fa parte del programma olimpico, ma Adelizzi e compagne lasciano ben sperare per il futuro.

·        L’ennesima conferma dei tuffatori e, soprattutto, delle tuffatrici azzurre. La Cagnotto sta scrivendo la storia italiana di questa disciplina e, in coppia con la Dallapè, forma una coppia seconda solo alle inarrivabili cinesi; Sacchin e Dell’Uomo non erano in grande forma, ma meritano fiducia, e il giovanissimo (14 anni) Chiarabini promette benissimo.

·        Il fallimento di Setterosa e Settebello, rispettivamente nono e undicesimo (unica disciplina, la pallanuoto, nella quale non siamo riusciti ad andare a medaglia). Il Mondiale in casa si doveva sfruttare diversamente, è ovvio. Nonostante il piazzamento peggiore, forse è andata meglio agli uomini, che sono stati eliminati con onore dalla Serbia poi medaglia d’oro. Accontentiamoci.

·        Le tre medaglie e i due quarti posto nel nuoto di fondo, segno di una Nazionale davvero in salute.

·        Il difficile giudizio da dare al nostro nuoto in vasca, salvato dalle imprese di Pellegrini e Filippi. Con tre ori e un bronzo non possiamo lamentarci, anche se il numero di medaglie forse è un po’ ridotto rispetto alle attese. Sono mancati Terrin nei 50 rana e Marin nei 400 misti (più Facci nei 200 rana, che merita un discorso a parte). Sicuramente il settore femminile è più in salute, anche se con talenti come Federica e Alessia è fin troppo facile dirlo.

·        La classe, la potenza e…l’arroganza di Federica Pellegrini. Ha dominato 200 e 400 sl, è la più forte nuotatrice azzurra di tutti i tempi e forse la migliore in circolazione in assoluto, ma la sua presunzione supera qualsiasi record del mondo. Sostenere che «sono l’atleta (non nuotatrice, atleta…! ndr) italiana più forte di tutti i tempi» è assolutamente fuori luogo, per tre motivi: 1. Vezzali e Compagnoni hanno vinto tre ori olimpici in tre edizioni diverse, la Belmondo è quella che ha conquistato più medaglie ai Giochi (10)…a Fede forse manca un po’ di conoscenza di storia dello sport azzurro; 2. la frase della Pellegrini non corrisponde alla realtà, ma anche se fosse (e comunque è sempre azzardato fare paragoni, visto che si tratta di sport diversi in anni diversi), non è certo lei a doverlo dire; 3. un po’ di rispetto per chi ha fatto la storia del nostro sport dovrebbe sempre esserci, senza dimenticare che poi Belmondo e Compagnoni hanno vinto di tutto mantenendo intatta la loro semplicità…proprio quella che manca a Federica. Ancora più irritante quando, in diretta Rai, la Pellegrini ha praticamente detto che non può fare tutto da sola nella staffetta. Ennesima considerazione quantomeno evitabile, anche qui per 3 motivi: 1. a dare giudizi ci sono i tecnici apposta. Lei deve solo pensare a nuotare. Punto; 2. è giusto che Federica vada più forte che può, senza lamentarsi se le compagne sono quattro seconde più lente (peraltro, la Spagnolo era ampiamente giustificata visto che era reduce dalla maturità, con ovvie lacune nella preparazione ai Mondiali); 3. i panni sporchi si lavano in casa, non al microfono dell’amica Elisabetta Caporale. Vogliamo poi parlare della sua coerenza nel posare senza veli per un calendario e nel salutare il Papa poche settimane dopo? No, meglio di no dai…

·        L’eleganza in vasca di Alessia Filippi, talento innato che ha messo a segno un’incredibile rimonta nei 1500. Anche lei ha la sindrome del parlare un po’ troppo di sé, ma almeno non è né presuntuosa né arrogante. L’ha detto anche “Mr. Semplicità” Lapo Elkann: «Preferisco la Filippi alla Pellegrini, è una sportiva in tutti i sensi». Se la frase viene da uno come lui, significa che la Pellegrini deve proprio scendere dal piedistallo.

·        La discutibile dichirazione del presidente Fin Paolo Barelli, che in relazione ai fischi degli spettatori nei confronti dei giudici i quali, secondo il pubblico, avevano sfavorito i nostri tuffatori (proteste peraltro puntualmente frenate da Giorgio Cagnotto) si è permesso di dire: «Ben vengano i fischi. Significa che abbiamo portato ai Mondiali anche persone non abituate ad assistere a queste discipline». Mah…personalmente preferisco vedere sugli spalti dieci persone, ma competenti, che migliaia, ma abituate alla “civiltà” delle partite di calcio.

·        La riconoscenza verso i “grandi vecchi” della nostra Nazionale. Non sono arrivate né medaglie né finali (a parte due staffette), ma non si dovrà mai smettere di ringraziare gente come Rosolino, Brembilla, Boggiatto e Magnini. Se il nuoto è diventato uno sport di punta in Italia è soprattutto grazie a loro (e a Domenico Fioravanti).

·        Silvia Di Pietro, Ilaria Scarcella, Edoardo Giorgetti, giovani e giovanissimi (la Di Pietro e la Scarcella sono del ’93…!) del nuoto azzurro attesi a grandi risultati nei prossimi anni. Speriamo.

·        La spavalderia di Loris Facci, che dopo batterie e semifinali aveva strabiliato, sia in vasca che al microfono. A sentirlo parlare, una sua medaglia nei 200 rana sarebbe potuta arrivare, ma il giallo del costume brucia ancora. Restano tanti dubbi sulla sua decisione di cambiare indumento proprio per la gara più importante dell’anno. Da 2’08” (con promesse di 2’07”) a 2’10”, il cronometro parla chiaro. Peccato.

·        Il tedesco Thomas Lurz, all’ennesima doppietta iridata nel nuoto di fondo (5 e 10 km). Un ritorno al successo dopo la delusione nell’appuntamento più importante, quello olimpico. Unico oro che gli manca per completare una carriera stratosferica.

·        Paul Biedermann, tedesco pure lui, capace di fare doppietta 200-400 sl con record del mondo annessi (praticamente, una Pellegrini al maschile) e di battere fior di avversari, tra i quali un certo Michael Phelps.

·        La divina Guo Jingjing. Semplicemente perfetta.

·        La rabbia agonistica di Michael Phelps. Da paura l’urlo con il quale ha “accolto” il successo nei 100 farfalla, la gara delle gare (per lui) per effetto della rivalità con il serbo Cavic. Dopo i dubbi di Pechino, una vittoria netta grazia a una strepitosa rimonta. In non perfetta forma, a Roma09 il “kid” di Baltimora ha saputo conquistare cinque ori e un argento. Che dire di più? 14 ori olimpici e 21 mondiali. Il più vincente nuotatore di tutti i tempi (lui sì), ma ovviamente non si è mai permesso di dirlo…

·        Le piscine del Foro Italico gremite solo in occasione delle finali del nuoto o di gare che vedevano protagonisti gli italiani. Complice la prematura eliminazione delle nostre Nazionali, il centrale del tennis prestato alla pallanuoto è stato quasi sempre desolatamente vuoto. In un Paese sportivo dominato dal calcio, non c’è da stupirsi. Purtroppo.

·        Il cinese Zhang, scippato di una medaglia nel trampolino tre metri a causa di giudici esageratamente (ed incredibilmente) severi con lui. Nei tuffi la Cina non ha dominato come a Pechino, ma è cresciuta molto nel nuoto. Il secondo posto nel medagliere, con lo stesso numero di ori e di podi degli Stati Uniti, parla chiaro: ormai i cinesi sono forti dappertutto.

·        Le prime medaglie mondiali (un oro, un argento e un bronzo) del nuotatore americano Eric Shanteau. A Pechino aveva gareggiato nonostante avesse ricevuto da poco la notizia di avere un cancro. Tornato in America, si è curato ed è tornato più forte di prima. Tanto di cappello.

·        I 100 sl femminili, in vasca e sul podio. Atlete che hanno dato dimostrazione del vero significato dello sport, al di là dei risultati. «Sono orgogliosa di aver sfidato queste sette splendide ragazze» ha dichiarato la vincitrice, la tedesca Britta Steffen (che poi ha conquistato anche i 50), al termine della gara. Baci e abbracci con l’amica-rivale Lisbeth Lenton (bronzo) e un podio, completato dall’inglese Halsall, mai così festante. Prendere esempio, Miss Pellegrini.

·        Le lacrime sul podio di Felipe Franca Silva e Cesar Cielo Filho (l’uomo più veloce del mondo: sua la doppietta nei 50 e nei 100 sl). L’ennesima dimostrazione che i brasiliani, quando vincono, sanno commuovere più di tutti.

·        I due quarti posti e, soprattutto, la chicca di Federico Colbertaldo: «Per andare sul podio dovrei fidanzarmi con Marin»…impagabile Scienzy!

 

March 11

25 cose su di me

1. Sono nato a Napoli, cresciuto al nord, e mi sento un po' terone e un po' padano. O forse nessuno dei due.
2. Ho sempre una voglia matta di cantare.
3. Ho sempre una voglia matta di guardare sport in tv.
4. Tra giornalista e cantante sceglierei un palco, un microfono e tanta, tantissima gente...ma mi sa che non avrò mai la fortuna di poter scegliere.
5. Sono un po' egocentrico, ma non me la tiro. E se faccio il finto menoso, è per ridere un po'.
6. Sono anche un po' pigro.
7. A volte esagero nel guardarmi la pancetta...anche perchè poi faccio troppo poco per eliminarla.
8. Capita che mi abboffi di schifezze in un nanosecondo, e che nel nanosecondo successivo mi vengano tutti i sensi di colpa di questo mondo.
9. Sono un po' permaloso, ma solo quando penso che si dia un parere su di me un po' fuori dalla realtà.
10. Tifo Napoli, sempre e comunque.
11. A volte il calcio mi dà noia. Non il gioco in sè, ma tutto il gran parlare che gli si costruisce attorno.
12. Se mai diventerò un giornalista famoso, mi ergerò a paladino degli sport cosiddetti "minori" (che brutto termine).
13. Ho una totale avversione nei confronti dell'ideologia leghista...in altri termini, non sopporto quelli con camicia o fazzoletto verde!!!
14. Spesso insicuro, anche se non lo dò mai troppo a vedere.
15. A volte mi perdo in un bicchier d'acqua...e prima di tornare a galla ci metto un bel po'.
16. Sono un cattolico che vota centrosinistra, e la cosa non è così strana come invece si vuol far credere.
17. Penso di essere una persona onesta.
18. Ho un po' di paura del futuro, tanta paura della morte e ancor di più del dolore.
19. Qualcosa che vorrei fare e che non ho mai fatto? Andare a un concerto dei Coldplay!
20. Per essere un ragazzo, ho una manualità ben poco sviluppata...ahimè!
21. Forse sono poco flessibile, ma certamente molto paziente e disponibile.
22. Amo Roger Federer. In senso sportivo, ovviamente...:-)
23. Sono un po' ansioso, e in questo senso il fatto di non avere la ragazza è una cosa positiva. L'unica, forse.
24. Sono contento di aver dato una grossissima soddisfazione ai miei laureandomi a pieni voti.
25. Se c'è una cosa che rimpiango? Non aver imparato a suonare da piccolo...a quest'ora avrei già venduto milioni di dischi!!! ;-)
February 23

Sanremo 2009

…e anche quest’anno non posso esimermi dall’annoiarvi con i miei commenti su Sanremo. Vorrei però rassicurare chi ha letto il trattato dell’anno scorso (se non avete di  meglio da fare, http://sciabolatamorbida85.spaces.live.com/blog/cns!C8F798F1A10352EB!779.entry): sarò molto ma molto più breve…J

Per quanto riguarda lo show in sé, direi che è stato di buon livello, con un Bonolis in perfetta forma affiancato dal fido Laurenti (davvero notevole la canzone che ha presentato sabato sera). Superospiti molto poco super a parte Annie Lennox, vallette e valletti quasi insulsi (esclusi forse Ivannonricordoilcognome e Gabriella Pession).

Passando alle canzoni, livello generale piuttosto basso con però qualche picco davvero niente male. In media ho preferito di più i giovani che i big, però sulle nuove proposte vorrei sottolineare un fatto. Trovo infatti eticamente poco corretto portare sul palco solo ed esclusivamente artisti che hanno rapporti di lavoro ben avviati con stelle della musica italiana (e non solo), per non parlare di figli o parenti vari (vedi Chiara Canzian o Irene Fornaciari). Così non diamo spazio ai poveracci che non hanno un centesimo, non hanno conoscenze ma che forse hanno il medesimo talento, se non qualcosa in più. La trovata di SanremoWeb la trovo solo una sorta di “salvataggio in corner”, peraltro non riuscito…

Se andiamo a un giudizio tecnico sulle nuove proposte, devo ammettere che a livello vocale eran tutti dei virtuosi. L’Italia però è gia fin troppo piena di trasmissioni che valorizzano i nostri cantanti (X Factor, Amici): a Sanremo si presentano inediti, e sotto questo aspetto non è che ci fossero ‘sti capolavori. Detto questo, mi fa piacere che abbia vinto Arisa, la voce più naturale e semplice (“Sincerità” di nome e di fatto) fra tutte le nuove proposte, che ha presentato una canzone carina e immediata. Il brano migliore secondo me era quello di Malika (scritto da Giuliano Sangiorgi), ma lei e la sua voce sono davvero insopportabili, troppo artificiosi. Non male anche Filippo Perbellini (che si è presentato col suo mentore Cocciante, al quale somiglia per talento, stile e capigliatura), Irene Fornaciari e Simona Molinari (notevole il suo duetto con Ornella Vanoni).

Questione big: si salvano in pochi. Su tutti Povia, autore di un brano molto bello e sul quale mi soffermerò più avanti. Molto bella anche la canzone di Marco Masini, notevole Patty Pravo nonostante qualche stecca di troppo, carino il brano di Dolcenera. Per il resto abbiamo triture e ritriture varie come il neomelodismo D’Alessiano di Sal Da Vinci (il quale è un bravissimo cantante e attore teatrale, circoscritto però a Napoli e dintorni), brani più che antiquati dei vari Albano (o Al Bano? ancora non ho capito…), Fausto Leali e Iva Zanicchi, pezzi “difficili” come quello degli Afterhours (tra l’altro Manuel Agnelli ha stonato quasi sempre) e di un comunque bravo Tricarico. Sorprendente Francesco Renga, che nel giro di quindici anni è passato dal rock al pop per poi darsi all’opera, dimostrando un eclettismo niente male anche se lo preferivo prima.

E Marco Carta? Non mi sorprende che uno che ha appena vinto il disco di platino abbia trionfato al televoto. Trovo quindi naturale che sia stato inserito tra i big (alla fine ha venduto un casino…che ci piaccia o no…a me no!) e che abbia vinto Sanremo. Detto questo, la canzone è di una banalità sconcertante: musica già sentita mille volte, sul testo meglio sorvolare…Concludo con Povia e la sua canzone oggetto dello scandalo. Musicalmente una spanna sopra le altre: bravo lui, bravissima la corista, grande arrangiamento che segue alla perfezione il testo. E a proposito del testo, io non l’ho trovato per nulla offensivo. E’ vero che il tema è delicato e che a Sanremo tutto si amplifica, ma non capisco tutto questo clamore: non mi sembra ci siano riferimenti discriminatori o cose del genere, è semplicemente la storia di una persona che da omosessuale torna ad essere etero, e non quella di un malato che guarisce (lo dice anche il testo) come diversi hanno sottolineato. Ho apprezzato molto l’intervento di Benigni sul tema, molto meno quello di Grillini (presidente onorario Arcigay), così come il triangolino rosa esibito da alcuni componenti degli Afterhours e da Arisa. Che c’entra la discriminazione nei confronti dei gay durante il periodo nazista??? Qualcuno ha discriminato qualcun altro? Torno a ripeterlo: no. In Italia abbiamo sempre il difetto di politicizzare qualsiasi cosa…governo ladro!!! ;-)

 
Duel  
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